|
E' fotografo pubblicitario, collabora con
agenzie, pubblica su riviste nazionali. Il
soggetto preferito sono le persone: modelle
in studio o immerse in suggestive locations,
ma anche uomini donne bambini ritratti nei
reportages in giro per il mondo. Presi a distanza
ravvicinata, con un 16 millimetri, perche'
per Alberto vale quel che diceva il grande
Robert Capa: "la foto non e' bella
se non ti sei avvicinato abbastanza".
Dice: "Bisogna saper entrare dentro
le persone, le loro storie, con coraggio e
umanita'.
In cinque secondi devo far capire che non
sono un invasore, ma uno di loro. Lo stesso
vale per la modella ripresa a distanza ravvicinata
col 50 millimetri. Serve una forte empatia,
deve sentire che si puo' fidare e solo allora
uscira' la sua personalita'".
Alberto Buzzanca lavora in digitale, tecnologia
in cui ha creduto da subito e che aggiorna
continuamente.
Sul set, dove il soggetto e' chiamato a dar
vita emotivamente a una sorta di film in 9-10
quadri, si capisce subito che il fotografo
e' ispirato. Ma anche che quello non e' il
suo mestiere, e' la sua vita.
Roberto Brumat.
|
|
|
ALBERTO
BUZZANCA
Maestro d'immagini
|
|
|
Alberto
Buzzanca è un'icona della fotografia
italiana. Caposcuola di un nuovo concetto
della fotografia glamour, marca la strada,
insieme ad altri colleghi, di un filone
moderno e molto più dinamico
rispetto agli anteriori di un modo di
intendere ed eseguire scatti ideali
sia per il settore moda che per il beauty
e la pubblicità in genere.
Eredita dal padre, pittore visionario
e vignettista pungente, l'armamentario
per fotografare; ma forse molto di piu'.
Nasce cosi', all'eta di 23 anni, nel
'92, l'impegno artistico di Alberto
Buzzanca. Due vecchie reflex, gli obiettivi,
la voglia di provare per gioco. Una
passeggiata lungo il fiume, i primi
scatti. Poi cascate di manuali, libri,
riviste, la curiosita' di imparare,
capire come nasce la magia dei capolavori
dei grandi.
Buzzanca capisce di non essere fatto
per i paesaggi inanimati, che le sue
foto devono vivere, emozionarlo ed emozionare.
Arrivano i ritratti, le modelle. Poi
i workshop, il mettersi in gioco. Fino
al grande momento: abbandona il lavoro
sicuro per la passione. Un atto di coraggio,
un mix di consapevolezza e umilta'.
Apre uno studio.
"Lavoro con poche luci, spesso
una sola - spiega - laterale,
molto morbida, che da i contorni giusti,
quasi fosse la luce naturale di una
finestra".
|

|
Clicca su questa icona e visita il suo sito
|